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LA SANREMO DI ALFRED NOBELMAURO DE RITA Vi abitò a lungo lo scienziato che diede vita al prestigioso riconoscimento
Anche quest’anno la primavera si aprirà a Sanremo che, con l’annuale parata di carri fioriti, rilancia l’accattivante immagine di «Città dei fiori». Una tradizione spettacolare che dal 1957, quando fu costituito un apposito Comitato, coinvolge la partecipazione attiva di altre province liguri fino ad Alassio. Circa venticinquemila fiori ogni carro (con una spesa che si aggira dai 10 ai 15 mila euro ) disposti da mani esperte, hanno disegnato scene a tema stabilito, sorretti da mastodontiche figure in cartapesta. La gestione della manifestazione, «Il Corso Fiorito», in passato organizzata alternativamente dal Comune e dall’Azienda autonoma di Soggiorno, ora è tornata al Comune che ha puntato sulla collaborazione di coltivatori di fiori, di allestitori e di un progettista che ha sempre offerto la sua inventiva per il disegno del carro sanremese, l’architetto Natale Neri. Ma i fiori di Sanremo, conosciuti ed esportati nel mondo, sono anche un omaggio storico all’occasione culturale più prestigiosa, il Premio Nobel. Ogni anno l’Azienda di Soggiorno si fa infatti orgoglioso carico di spedire a Stoccolma i fiori che abbelliscono la Sala dei Concerti, dove avviene la premiazione, e il Municipio dove si svolge il sontuoso banchetto del re. Oltre diecimila garofani, venticinque chili di mimose, milleduecento gerbere, trecento gladioli e circa cinquanta chili di altri fiori per un costo di circa 10 mila euro.
Del resto, la memoria dello scienziato svedese Alfred Nobel è molto viva qui a Sanremo dove ha abitato per anni in una splendida villa a levante della città, ricca di piante e fiori di ogni genere, da lui chiamata affettuosamente «Mio Nido». Oggi si chiama Villa Nobel ed ospita la biblioteca nobeliana, una mostra permanente dei cimeli messi a disposizione dalla Fondazione Nobel di Stoccolma e un museo di Premi Nobel italiani. Altra villa storica che impreziosisce il litorale sanremese, è Villa Ormond, in un nitido stile neoclassico, abitata, verso la fine dell’Ottocento, dalla famiglia svizzera Ormond, proprietaria di una fabbrica di sigari. Fino a una dozzina di anni fa la maestosa villa, con un vasto parco che fiancheggia la via Aurelia, ospitava il vecchio palazzo di giustizia. Oggi, il grande padiglione di Villa Ormond, utilizzato per mostre e rassegne, è diventato un palazzetto dello sport circondato da fontane e palme svettanti. Palme a iosa in austero filare, dono alla città della zarina Maria Fiodorovna, che soggiornò a Sanremo alla fine dell’Ottocento rimanendone incantata, delineano la Passeggiata detta appunto dell’Imperatrice.
La presenza di Maria Fiodorovna e di Alessandro Il attirò nella città rivierasca molte famiglie aristocratiche russe che vi si stabilirono in ville e castelli lungo il Corso degli Inglesi. Fu costituito un Comitato russo che, tra l’altro, organizzò la costruzione della chiesa ortodossa, uno splendido monumento in stile bizantino che ricorda da vicino la Cattedrale di San Basilio di Mosca. Esoticamente affiancata da numerose palme, la chiesa svetta morbidamente con cupole a bulbo e guglie, interamente rivestite da tessere in oro e smalti policromi.
A due passi si stagliano le linee architettoniche liberty del maestoso Casino, progettato dall’architetto parigino Eugenio Ferret, che ne fu anche il primo gestore. Inaugurato nel 1905, il Casino di Sanremo, che ricorda le visite di sovrani, di uomini illustri e di grandi artisti, vanta molte sale da gioco tra cui la Giò Ponti, ideata dal famoso architetto, e la moderna Sala Azzurra. La Sala Dorata o «Privatissimo» è riservata agli ospiti d’eccezione. Ma il Casino è anche il Teatro dell’Opera dove si esibiscono importanti compagnie di prosa, rivista e lirica, e il Roof Garden, raffinata sede di cene a lume di candela e spettacolo. Al Casino si fa cultura nei Lunedì letterari, negli Incontri con l’autore, nei Martedì nobeliani. Ma al Casino nasce anche il Festival della Canzone, nel 1951, che ormai si collega strettamente alla città di Sanremo nella fama internazionale. Nella settimana del Festival, la città tutta diventa un centro mondano pullulante di divi e di fans, di spettatori curiosi e di una folta rappresentanza di gente-bene, ricchi habitué della riviera in questo periodo.
Una riviera dolce, carica di profumi salmastri e di fiori, con campi da golf e di equitazione, con ville aristocratiche e alberghi sontuosi arroccati in bellavista sul mare come il «Royal», inaugurato nel 1871, scrigno di ricordi, di presenze storiche. Re Gustavo V di Svezia, Umberto Il di Savoia, Vittorio Emanuele Orlando, ma anche Eleonora Duse e Clark Gable, tanto per fare un esempio. Sanremo è mare, naturalmente. Spiagge orlate di palme, e porticcioli fino a quello di recente formazione, «Porto Sole», un bell’attracco per panfili e yachts, un punto di ritrovo mondano. Ma è anche una città appesa alle terrazze di fiori, sempre più lontane dal suo vecchio cuore, la Pigna, fatto di carruggi e di contrafforti. Un delizioso labirinto di mura medievali, con tanto di archetti sgretolati, lampioni e scalinate.
Sanremo è dolce anche per i suoi dintorni. Da Verezzo, con il suo santuario di San Donato, a Baiardo dove si respira un’aria antica di una Liguria austera e contadina. E le pendici del Monte Bignone con rovine preromaniche e vecchi sentieri che portavano alla «strada del sale». Fino a Bussana Vecchia, a oriente di Sanremo. Una rocca amena e ridente, se non fosse per il drammatico aspetto di un paesino completamente distrutto da un terremoto, quello del 1887. Una suggestione incredibile spinge a percorrerlo tutto. Le trame di Bussana vecchia sono ancora intatte, vicoli, stradine, scalinate, ma non vi è casa che non porti evidenti le ferite del disastro, salvo il campanile della chiesa, rimasto miracolosamente illeso. L’idea è quella di un paese abbandonato, immerso nel silenzio e fermo nel tempo.
Ma in realtà Bussana Vecchia è abitata da una colonia di artisti. Nascosti in vecchie cantine, soffitte, androni perfettamente restaurati, lavorano numerosi pittori, scultori, artigiani che espongono le loro opere in vendita alle lunghe file di visitatori attratti dall’arte e da questo mondo cristallizzato e pur così vivo.
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