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LA MITICA BONN DEI NIBELUNGHI
NADIA MARCHINI
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Bonn.Il Reno con i suoi miti e le sue leggende l’avvolge e la sorregge nella sua vita turistica e commerciale legandola come una grande strada all’Europa del Nord. Tre città in una: la città vecchia, quella diplomatica, quella moderna.
Bonn, deliziosa città renana ancora avvolta in certi tratti nel mito dei Nibelunghi. Ottimo input per un viaggio culturale verso quest’oasi verde, intrisa di fascino e suggestioni. E’ d’obbligo visitare il pittoresco centro storico fitto di memorie e di atmosfera, la piazza del Mercato con il bel palazzo rococò del Municipio sulla cui scalinata ogni presidente della Repubblica pronuncia il discorso d’investitura; la piazza del Duomo sovrastata dalla mole imponente della Cattedrale del XIII secolo; i due stupendi palazzi, del Settecento, di Poppeldorfer (con il giardino botanico) e del Principe Elettore (dove ha sede oggi l’Università che accoglie più di quarantamila studenti). E la Bonngasse, tipica strada stretta e affollata del centro pedonale, con le vecchie case a struttura di legno e a tetti spioventi e, soprattutto, con la casa natale, trasformata in visitatissimo museo, di Ludwig van Beethoven la cui musica riecheggia nell’aria rarefatta di Bonn.
Bonn è praticamente tre città in una: la città vecchia; la città diplomatica della zona residenziale di Bad Godesberg che pullula di sontuose ville per ambasciatori e alti funzionari, e la città moderna di Beuel, a Est, dall’altra parte del Reno. Perché il Reno fa parte integrante di Bonn. Non solo la bagna, ma la divide, l’avvolge e la sorregge nella sua vita turistica e commerciale. Lo testimoniano i numerosi saldi ponti in cemento e il continuo viavai di battelli e chiatte da trasporto. Ed è proprio allontanandosi, al di là del Reno, che si ha una visione d’insieme della splendida città. Col battello J.F. Kennedy, ad esempio, verso Kònigswinter, a mezz’ora circa. Qui ci si inerpica a piedi o su un trenino a cremagliera sulla Drachenfels, alta roccia scistosa da dove, così vuole il mito dei Nibelunghi, Sigfrido uccise il drago inondandosi di sangue per garantirsi l’immortalità. Dall’alto della Drachenfels, uno spettacolo mozzafiato. Bonn, nella sua complessità, dintorni compresi, le gotiche guglie attempate della Cattedrale di Colonia che dominano la valle digradante verso il fiume. Non lontano, un suggestivo isolotto a forma di foglia d’acanto, scrigno di purezza per studentesse a convitto in un collegio aristocratico. Drachenfels fa parte del Siebengebirge, gruppo di sette montagne di origine vulcanica, descritte da Pirandello studente, quando, nel 1889, frequentava l’Università di Bonn. La rupe di Lorely, i castelli cupi e imponenti che da Magonza a Colonia riflettono i loro profili sull’acqua del Reno, assumono un’aria inedita e sembrano uscire da una favola se ammirati da uno dei tanti battelli che compiono una mini crociera lungo tutto il percorso del Reno fino al grosso delta che si getta nel Mare del Nord. Altro fiume d’importanza vitale per la Germania è il Weser che bagna Brema e Bremerhaven unendole nel più piccolo Land della Repubblica Federale Tedesca. Brema, città anseatica vero gioiello medievale, ricca di un porto vasto e famoso che la rende attiva e fiorente.
Bonn - La piazza del Mercato con il Municipio
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Come a Bonn, anche qui la piazza del Mercato racchiude i monumenti più apprezzati e caratterizzanti. Il Municipio dalla sua imponenza rinascimentale, ridondante all’interno di rivestimenti in legno magistralmente intagliato e di ori (c’è pure la "Camera d’oro", difficilmente accessibile); il mastodontico Rolando in pietra, del ‘400 e la favolistica statua dei "musicanti di Brema" toccata da tutti perché sembra dare in cambio una buona dose di felicità. La zona vecchia della città, rigorosamente pedonale, è una ragnatela di vie anguste che ogni tanto riservano la sorpresa di grosse statue in bronzo nei piccoli cortili o addossate al muro, oppure, alzando gli occhi, di un grosso bassorilievo in brillante bronzo dorato, a unire due palazzi. Qui, un po’ più spaziosa, la Bòttcherstrasse, dedicata all’inventore del caffè Hag, Ludwig Roselius, con la casa di Paula Becker Modershon, celebre pittrice dichiarata degenerata al tempo del nazismo. Alla Becker, al marito Modershon e ad altri paesaggisti del primo Novecento è stata in passato riservata un’interessantissima mostra allestita nel museo di Nord, Worpswede, incantevole villaggio a pochi chilometri da Brema. Worpswede, quest’anno, celebra il centenario della formazione di una colonia di pittori che svilupparono, uno stile proprio e fondarono una scuola prestigiosa, stimata e frequentata da molti artisti tedeschi e non. Immerso completamente nel verde(fu questo forse a ispirare i pittori), Worpswede ha trasformato antiche torbiere in deliziose villette dai colo ri smaglianti e dalle solide travature in legno, assumendo ora un aspetto di fiaba nell’incanto di boschi, laghetti e campi fioriti.
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