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UNA MERAVIGLIA DEL SALENTO:
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Òtranto ha una parte antica che avvolge il visitatore con le sue viuzze strette, le case bianche di vernice di calce, le piccole scale e, oltre le poderose mura aragonesi, il panorama aperto e fresco del mare.
Questa cittadina della Puglia, situata sulla punta più orientale d’Italia, fu fondata forse dai coloni greci di Taranto alla metà del IV secolo avanti Cristo. Il suo nome deriva da "Idros" , il fiume che una volta la attraversava (dal greco "ydrous"= acqua), e che ha profondamente scavato le rocce bianche e calcaree.
Òtranto raggiunse il massimo del suo splendore nel medioevo, quando per cinque secoli fu uno dei centri più importanti della dominazione bizantina. Per lungo tempo, infatti, tutto il Salento e la provincia di Matera furono chiamati Terra d’Òtranto, e la città poteva vantare anche un’università, nell’abbazia di San Nicola di Càsole, luogo di raccolta, traduzione, trascrizione di testi antichi, fondata nel 1099 da Beomondo d’Altavilla.
Sotto la dominazione normanna partecipò alla fortuna e ai commerci delle città marinare, fornendo un approdo per i Crociati, i commercianti veneziani, dalmati, ebrei.
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Questo periodo di splendore ebbe fine con il terribile assedio che i turchi posero alla città nell’estate del 1480. Attaccando Òtranto, le intenzioni del sultano Maometto II erano quelle di aprirsi una varco per conquistare l’Italia. Dopo una resistenza di 15 giorni, 800 cittadini, passati alla storia con il nome di martiri idruntini, si rifugiarono nella Cattedrale, prima di farsi uccidere piuttosto di arrendersi e rinnegare la propria fede.
Nel 1481 fu riconquistata dagli Aragonesi, a cui si devono le mura e il Castello, dalle torri circolari e dal grande fossato difensivo. Ma Òtranto, nel ‘600, perse definitivamente il suo ruolo di città più importante del Salento, a discapito di Lecce.
Il gioiello di Òtranto è la Cattedrale, fondata nel 1080, sotto la dominazione di Alberto il Guiscardo: all’interno un mosaico policromo pavimenta la quasi totalità della superficie delle tre navate. Realizzato nel 1163-1165 da un’équipe di artisti bizantini sotto la supervisione del monaco Pantaleone, rappresenta una sintesi originalissima tra le tradizioni artistiche bizantine e gli influssi dovuti alla nuova dominazione normanna.
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La decorazione raccoglie come in un compendio tutto il sapere medievale, nutrendosi di immagini e di allegorie facilmente comprensibili al devoto contemporaneo. Al centro un enorme albero della vita, che si allunga per tutta la lunghezza del mosaico, non ha radici, ma viene sorretto da due elefanti: una metafora della conoscenza per mezzo della fede. Il primo quadro che appare a chi entra è quello raffigurante il sacrifico di Rolando nella disfatta di Roncisvalle: Rolando e Carlo Magno, rispettivamente su un cavallo marrone (morte) e rosso (guerra) comunicano attraverso l’olifante, una lunga tromba che si usava in battaglia, mentre le code dei loro cavalli si intrecciano con ispirazione poetica. Al di sopra, Alessandro Magno e la Torre di Babele sono esemplificazioni di un potere terreno destinato a creare mostri: il diluvio e l’arca di Noè segnano l’inizio di una nuova era, simboleggiata da una colomba.
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Al di sotto della Cattedrale si può visitare la cripta, caratterizzata da colonne scanalate che appartenevano a templi greci e da capitelli dell’arte del tredicesimo secolo: alcuni sono decorati da aquile dal volto umano, rappresentazioni di Federico II, e o da teste di mori, come i mori da assoggettare e su cui gettare le basi della Chiesa. Ma lo stile bizantino, e l’importanza che ha avuto in questa terra, è testimoniato dagli affreschi del XII e XIII secolo, in piena epoca normanna.
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Del IX-X secolo è invece la chiesa bizantina a pianta greca, dedicata a S. Pietro, una delle poche del sud Italia, e una delle tre in Puglia. Gli affreschi della cappella di sinistra, che raffigurano l’ultima cena su un tavolo ovale e la lavanda dei piedi, sono opera di Paolo da Òtranto, un artista sempre in movimento tra Costantinopoli e Òtranto. Una precisa regola vietava agli artisti bizantini di firmare le proprie opere, e il nome di Paolo è conosciuto solo grazie a un documento di archivio.
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Finita la visita alle chiese, si può uscire a godere ancora dell’aria pulita e del turchese del mare. Òtranto è d’estate un luogo di vacanze e di locali aperti fino a tarda notte: una perla di una regione, il Salento e la Puglia, ricca di natura e di storia.