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COSA MANGIAVANO GLI INCAS?


Dott. CIRO VESTITA

Grazie a quei popoli già così civili del Centro America, patate, mais e pomodori cambiarono letteralmente la vita dell'Europa.

Indios che preparano il cibo
stampa del XVI secolo - Parigi, Serv. Star. Marina

Quando il rozzo Pizzarro, su mandato degli avidi re spagnoli, arrivò nel regno degli Incas per razziare oro e argento rimase sbigottito dall'organizzazione agricola di questo popolo che spaziava per tutta la cordigliera delle Ande. Gli Incas infatti, pur non conoscendo né cavalli né altri animali da tiro erano riusciti a trasformare l'immenso e impervio territorio delle Ande in un giardino.

Altissime montagne erano state letteralmente terrazzate per la coltivazione delle patate e lunghissimi ponti di corda superavano burroni e precipizi assicurando commerci e comunicazioni veloci nonostante tutti andassero a piedi. Pare che un sistema di staffette permettesse ad una lettera partita dal sud di arrivare al nord dell'impero in appena sette giorni. Velocissimi corrieri correvano per un miglio (a piedi) consegnando la lettera ad un successivo corriere e così, con una catena umana di migliaia di persone, la posta poteva essere velocissima. E pensare che oggi, pur avendo aerei a disposizione, ho ricevuto una lettera da Milano dopo dodici giorni!

Fiore della patata
acquerello di Delahaye
XVIII sec.

Ma non fu certo l'oro e l'argento il miglior investimento che portoghesi e spagnoli ottennero con le loro razzie; furono il mais, le zucchine e i pomodori che poterono arrivare in Europa con le navi dei conquistadores ad essere il miglior frutto della conquista del nuovo mondo. Patate, mais e pomodori cambiarono letteralmente la vita dei popoli europei ed in particolare la patata vanificò quella terribile tecnica di guerra che prevedeva l'incendio delle messi dei popoli da sottomettere; dopo la fame tutto per le armi era più facile. Le patate non solo non bruciavano, ma, a differenza del grano, si potevano nascondere anche sottoterra e resistere dunque a lunghi assedi. Col pomodoro invece si riscoprirono nuovi sapori e colori per la cucina iniziando così a ridurre l'enorme uso di sale e spezie che i cuochi usavano per dare sapore alla cucina, creando nel contempo effetti disastrosi sulla salute degli utenti di questa cucina così pesante. Infatti, Il fegato facilmente andava a pezzi cibandosi sempre di cibi speziati e magari innaffiati con pesante vino dell'epoca. Ma oltre a questi vegetali, dalle Ande arrivò anche il tacchino, chiamato come il mais, "turco" solo perché questo era l'appellativo usato per tutte le cose che ancora in Europa erano sconosciute. E anche il tacchino (Turkey in americano) rivoluzionò la cucina e la dietetica del tempo. A differenza infatti delle carni ovine e bovine, il tacchino contiene pochissimo colesterolo e molte più proteine e ferro: carne ottima dunque per i bambini (a quei tempi la mortalità infantile da fame era enorme). I contadini dell'epoca non ebbero difficoltà ad allevarlo insieme ai polli in cortile, sfamando quindi a basso costo i loro cari visto che la carne bovina aveva per loro prezzi proibitivi.

Ma quello che affascinò i medici del tempo, un po' alchimisti e un po' stregoni, era il potere curativo del brodo di tacchino. Essi infatti avevano notato che molte patologie, quali bronchiti e faringiti, miglioravano molto con il brodo di tacchino. Bene, da poco si è visto che questa loro osservazione ha un grande fondamento biochimico: la carne di tacchino (e un po' anche quella di pollo ) contiene antibiotici naturali, capaci di aggredire virus e batteri. La fama dei poteri curativi del tacchino fece il giro d'Europa visto che anche in ceti abbienti la mortalità infantile per polmonite era altissima: basta immaginare che il re Sole Luigi XIV ebbe 18 figli, ma ne perse 12 proprio per patologie infettive respiratorie.

DOTT. CIRO VESTITA - MEDICO NATURISTA INFO: 050.501937 - 055.295112