|
|
|
Mercati Azionari - Derivati - Obbligazioni e Risparmio Gestito
FOCUS
I titoli riportati in questa rubrica sono stati o saranno oggetto di operatività da parte della LM Money Management. Il cappello alle indicazioni di acquisto e vendita vuole rendere chiaro al lettore il ragionamento analitico che porta ai consigli operativi. Alcune di queste analisi potrebbero essere superate a causa dei segnali operativi già scattati. Preferiamo lasciarle online alla attenzione del lettore che così potrà ex post (cioè a scenario realizzato), verificare la bontà delle nostre previsioni. Gli interessati ad una consulenza personalizzata o ad avere nella loro casella di posta elettronica tutte le analisi appena realizzate, possono inviare la loro richiesta a: info@sinequanon.it
Sabato 3 aprile 04 Banca Intesa punta sull'estero, e compra una banca in Turchia. Ma sarà un'affare? Anche Intesa, dopo che Unicredit, punta all'estero. Alessandro Profumo ha appena ribadito di guardare all'est per l'acquiszione di nuovi istituti -dopo avere rinunciato a spendere 1 miliardo per banca del Gottardo. Corrado Passera, per non rimanere indietro ha, puntato sulla Turchia acquisendo a 2,3 miliardi di dollari la Garanti bank. Un prezzo senza dubbio vantaggioso, considerando che comunque solo in borsa il titolo vale circa 3,5 miliardi quanto a capitalizzazione; ma sempre una bella cifra, per una banca che è comunque turca. Perchè questa voglia di estero? Il primo pensiero è che ne in Europa dell'est ne in Turchia sono a conoscenza dei misfatti bancari verso i clienti retail (leggi propinamento di bond Cirio, Giacomelli e Parmalat ecc.) e quindi la clientela è meno scafata e meno sfiduciata verso il sistema bancario. Ovviamente è una battuta, ma che nasconde una verità molto scomoda. Le banche vanno all'estero perchè gli spazi per crescere in Italia sul retail si sono ridotti al massimo. E allora si vanno a cercare mercati con buone prospettive di crescita, con banche non troppo costose. E' il trend dominante dei prossimi anni, che vedrà una progressiva aggregazione tra istituti (fenomeno in aumento in Usa e in corso di rafforzamento sia in Italia che in Germania). Il problema è che ne Intesa ne Unicredit, o altre, hanno la forza o la dimensione di andare in Germania o in Svizzera e comprarsi le banche sul mercato, anche perchè forse la strategia vedrebbe una certa opposizione da parte dei governi. E allora si va in paesi in via di sviluppo, nella speranza che questo sviluppo non tardi troppo. Una scommessa che tuttavia per Intesa sembra costosa, almeno a livello assoluto. Per Gottardo a Unicredit hanno chiesto un miliardi di euro, ma si tratta di una banca svizzera. Tanto di cappello per la Garanti Bank, ma il mercato turco non è quello elvetico e 2,3 miliardi sono il 130% in più di Banca Gottardo.
Venerdì 2 aprile 2004 Settore costruzioni in ripresa grazie anche grandi opere. Ecco le prospettive dei titoli quotati Il governo punta sull'accelerazione delle Grandi Opere per aiutare l'economia italiana ad uscire dal pantano nel quale si trova. Non a caso da inizio anno, il premier Berlusconi ha deciso di visitare un cantiere ogni due settimane, anche per dare visibilità all'impegno dell'esecutivo in queste iniziative. Appalti di opere per milioni di euro che hanno dato smalto ai bilanci delle imprese di costruzioni italiane; e che potranno spingere ancora di più i titoli nel corso del 2004. Inoltre alcuni gruppi che potrebbero avvantaggiarsi anche di appalti per la ricostruzione dell'Iraq.
A partire da Impregilo, che intanto si è appena aggiudicata l'appalto per i lavori su un tratto della Salerno-Reggio Calabria. L'importo complessivo dell'opera a base d'asta era di 887 milioni di euro. L'offerta presentata dal consorzio Impregilo-Condotte prevede che l'opera sarà realizzata in circa 3 anni e mezzo dalla consegna delle aree. Con questa nuova acquisizione il portafoglio ordini delle costruzioni di Impregilo sale a 7.800 milioni di euro, rispetto ai 4.808 milioni di euro risultanti a fine 2003. Sopra le attese il bilancio di esercizio del 2003. Utile netto 2003 raddoppiato, valore della produzione salito dell'8,5%, distribuzione di un dividendo a sorpresa con rendimento superiore al 6%.
Buzzi Unicem ha archiviato il 2003 con un utile netto di competenza pari a 159,3 milioni di euro (+23,7% rispetto al 2002). Tuttavia il fatturato consolidato dell'esercizio 2003 si è situato a 1.461,6 milioni di euro, con una diminuzione dell'1,2% rispetto al 2002, dovuta all'andamento sfavorevole del dollaro e del peso messicano. A cambi costanti si sarebbe infatti avuta una crescita del 7%. In tutti i mercati il fatturato misurato in valuta locale è migliorato rispetto al 2002; ma i buoni risultati sono stati fortemente penalizzati dall'indebolimento del dollaro e del peso messicano, che si manifesta nella traduzione in euro dei bilanci delle controllate e collegate estere. Il risultato della gestione finanziaria é negativo per 21,0 milioni di euro, contro 15,5 milioni del 2002. Agli azionisti verrà proposto un dividendo di 0,27 euro per le ordinarie e di 0,294 euro per quelle di risparmio. Il titolo è sui massimi degli ultimi 2 anni, con i prezzi che si stanno muovendo tra 9 e 10 euro. Il trend riprenderà a salire solo alla violazione dei 10 euro.
Astaldi Forte balzo dell'utile per Astaldi, che ha chiuso il 2003 con un profitto netto in rialzo del 48% a 22,4 milioni, utile operativo a più 3,7% a 66,4 milioni e valore della produzione in aumento del 13% a 922,8 milioni. Il piano triennale appena presentato, prevede una crescita media annua del portafoglio ordini dell'11% fino a superare i 6 miliardi nel 2006 dai 4,4 miliardi di fine 2003. Il valore della produzione è previsto in crescita del 13,5% media annua fino a 1,350 miliardi nel 2006, Ebit più 15,6% medio annuo a 101 milioni. Dopo il rimborso di un bond da 150 milioni, in scadenza a febbraio 2005, la posizione finanziaria netta a fine 2006 sarà negativa per 220 milioni con un rapporto debito netto/patrimonio netto nell'intervallo 0,5-1. Il titolo è sui massimi assoluti; oltre area 2,8/3,0 euro il trend proseguirà al rialzo. Italcementi 2004 in sostanziale crescita, per il gruppo Italcementi, che potrebbe bissare così il record del 2003. Il bilancio che si è appena chiuso è tra i migliori dei primi cinque leader mondiali del settore. La società ha realizzato nel 2003 un utile di pertinenza del gruppo di 277 milioni di euro con un incremento dell'1% rispetto al 2002 e vede i risultati del 2004 in linea con quelli dell'anno precedente. Proposto dividendo invariato di 0,27 euro per le azioni ordinarie e di 0,30 euro per le risparmio Contrastanti giudizi sul titolo degli analisti. Deutsche Bank ha tagliato il rating di Italcementi da buy a hold, il target price scende da 12,8 a 10,6 euro. Ubs ha alzato a buy il giudizio sul titolo, con target price è individuato a quota 12 euro. Mentre Rasbank conferma il rating neutral con target price a 10 euro. Il titolo sta effettivamente muovendosi a ridosso dei 10 euro, area di massimo dal 2000. Il trend rialzista riprenderà sopra 11 euro.
Buone notizie per il gruppo Caltagirone. Vianini Lavori ha chiuso il 2003 con utili netti a 34,3 milioni, in crescita dell'8,6% rispetto al 2002. Il fatturato si é attestato a 168,4 milioni, in aumento del 20% rispetto ai 140,1 milioni dell'anno precedente. Invariato il dividendo, a 0,10 euro. La posizione finanziaria netta è positiva per 57,4 milioni. Anche se cala la radditività, con un mol passato a 16,3 milioni dai precedenti 23,41 milioni. Il titolo è in flessione da settembre, con i prezzi che sono scesi sotto i 5 euro; ma è prossimo al rimbalzo. Oltre 5 euro torna a crescere con target i massimi assoluti in area 5,5/6,0 euro
Più utili e fatturato per la Cementir nel 2003. Il bilancio si è chiuso con un fatturato netto a quota a 292,6 milioni (di cui 202 milioni per le attività del gruppo in Italia e 90,6 milioni per le attività del Cimentas) in aumento del 3,4% rispetto ai 283 milioni dell'esercizio 2002. La crescita del fatturato è dovuta sia ai risultati della capogruppo in Italia (per 6,3 milioni), sia alla Cimentas in Turchia (per 3,3 milioni). In aumento del 3,6% il margine operativo lordo che si è attestato a quota 87,7 milioni (84,7 milioni nell'esercizio 2002). Il risultato netto è stato di 60 milioni in crescita del 34% rispetto ai 45,3 milioni del precedente esercizio, mentre la posizione finanziaria netta al 31-12-2003 è positiva per 112,7 milioni e risulta in crescita di circa di 35,9 milioni rispetto a fine 2002. Proposto un dividendo unitario per azione di 0,06 euro, invariato rispetto al precedente.
Giovedì 1 aprile 2004 Piano triennale di Tim, l'azienda si conferma una macchina da soldi Occhi puntati oggi sul piano triennale di Tim. Un piano atteso dalla comunità molto più di quello di Telecom. La ragione è presto detta. Le strategie di Telecom sono abbastanza chiare, gli obiettivi pure. Il piano non poteva che confermare la linea che la nuova gestione Tronchetti Provera ha imposto fin dal luglio 2001. Ma per Tim siamo quasi ad una svolta. Il mercato interno è saturo a livello voce; e allora per incrementare l'arpu mensile (la spesa media utente, che nel 2003 è stata di poco superiore ai 28 euro contro i 30 però di Vodafone), gli analisti attendevano le idee di Ruggero.
Tim punterà ancora sul business domestico, che secondo le previsioni del gruppo, contribuirà con un cash flow operativo atteso per il triennio pari a circa 13 miliardi di euro, dopo aver finanziato investimenti industriali per oltre 4 miliardi di euro. La strategia si orienterà su un'offerta differenziata sui servizi voce e su una continua innovazione e arricchimento della gamma dei servizi a valore aggiunto (vas), per i quali è prevista una crescita media annua dei ricavi pari a circa il 30% e un'incidenza sui ricavi da servizi stimata in crescita nel 2006 pari al 20% circa. La base clienti è prevista stabile e l'obiettivo di crescita media attesa dei ricavi complessivi è superiore al 5%.
In generale Tim si pone come obiettivi una crescita media annua dei ricavi consolidati superiore all'8% (oltre il 10% a parità di cambio) e miglioramento del mol consolidato del periodo previsto a due cifre. Sul fronte internazionale, in particolare, i ricavi sono attesi in crescita a un ritmo pari al 19% circa annuo (sopra il 30% a parità di cambio), con un miglioramento del mol superiore al 50% (circa il 100% a parità di cambio). In termini di free cash flow operativo di gruppo l'obiettivo del periodo è di 14 miliardi, al netto del finanziamento di investimenti industriali previsti intorno a 7 miliardi di euro, e in aumento di circa 2 miliardi rispetto al piano 2003-2005. .
Confermato il cash flow del 2005 anche in Brasile. La società punta a divenire il secondo operatore nel paese sudamericano, proseguendo nello sviluppo della rete Gsm sull'intero territorio e puntando su servizi innovativi e di qualità per la fascia alta di clientela. E' attesa una crescita media dei ricavi nel triennio 2004-2006 pari a circa il 25% (oltre il 30% a parità di cambio). Il target per il mol è una crescita di circa il 90% nel triennio (oltre 100% a parità di cambio), con una incidenza sui ricavi superiore al 40% nel 2006.
Numeri davvero impressionanti, come non c'è niente da dire sull'ultimo bilancio, se non che Tim è una vera e propria macchina da soldi. Più o meno tutti gli analisti sono concordi, eppure il titolo è inchiodato a 4,5 euro. Il mercato non compra l'azione, probabilmente perchè ancora fa fatica ad individuare le future strategie di espansione. Gli operatori, per esempio, si attenderebbero che l'enorme cassa venisse spesa per qualche acqusizione. Fino ad ora si pensava che questa sarebbe servita a Telecom in caso di fusione. Ma adesso che Tronchetti Provera ha smentito per l'ennesima volta, qualsiasi ipotesi di opa sembra tramontata. E allora forse potrebbe essere la volta buona per Tim di tornare a mettere il naso in Europa, visto che il settore ricomincia a crescere. E d'altronde è questa la strategia che sta premiando Vodafone.
Tuttavia l'investitore che volesse mettere in portafoglio il titolo, potrebbe fare un buon affare. Infatti, anche se i prezzi non realizzassero rally esaltanti, si potrebbe sempre contare sul flusso dei dividendi; Tim si conferma il titolo più remunerativo in assoluto in Europa dell'intero settore telecom. Ai prezzi attuali, lo yield annunciato è pari al 5,9% (6,3% le risparmio). Una cedola che nei prossimi anni dovrebbe rimanere ricca, anche perchè dopo la rinuncia alla fusione, è l'unico modo di fare salire cassa in Telecom.
Mercoledì 31 marzo 2004 La sconfitta del centro destra mette in dubbio le riforme in Francia La dura sconfitta della destra nelle elezioni amministrative francesi, probabilmente rallenterà il processo di riforme messo coraggiosamente in atto dall'attuale governo, intrapreso per risollevare una situazione dei conti pubblici che vedrà la Francia sforare il rapporto deficit pil al 3%, anche per quest'anno e per l'anno prossimo La destra paga il fatto che la politica economico-sociale del Governo è stata inadeguata e inefficace a imprimere una svolta al Paese, a rilanciare l'economia e a creare nuovi posti di lavoro. Non a caso è stato nelle regioni a più elevato tasso di disoccupazione che il Fronte Nazionale ha ottenuto i migliori risultati. Inoltre le riforme di carattere strutturale (vedi pensioni), il rinnovamento dello Stato in termine minore assistenzialismo e garantismo non sono stati sufficientemente compresi, o sono stati mal interpretati dai francesi.
Adesso c'è il rischio che il processo di rinnovamento si blocchi; in pericolo la riforma sanitaria, il progetto di ridurre il numero degli addetti pubblici, di introdurre il servizio minimo garantito nel caso di scioperi nelle strutture pubbliche, di limitare l'indennità di disoccupazione, di creare maggiore flessibilità nel lavoro. E il rallentamento delle riforme si rifletterà sui conti pubblici del Paese. Queste, infatti, oltre a ridurre le spese dello Stato, dovrebbero contribuire a fare ripartire l'economia; che se non torna a crescere in tempi brevi mette a rischio le chance per la Francia di riportare ordine nel bilancio in tempi brevi, di finanziare riforme come quella delle pensioni e della sanità e di far fronte agli aiuti finanziari promessi durante la campagna elettorale (per un totale di 8 miliardi di euro nei prossimi 2-3 anni) a favore ad esempio dell'agricoltura, degli ospedali, dei ricercatori, dei tabaccai, dei ristoratori e delle imprese.
Se l'economia non riparte, se le riforme non si attuano, l'alternativa sarà un inasprimento della imposizione fiscale. un vento che sta già spirando da qualche tempo in Europa. In Italia la sinistra all'opposizione non lo dice apertamente, ma ammette che per garantire un certo grado di sicurezza sociale, le tasse non potranno essere abbassate. Lo stesso messaggio che il nuovo premier spagnolo Zapatero sta cominciando a comunicare ai suoi concittadini. Una iniziativa, che anche in Francia sembra inevitabile. Solo che con una Europa che anche nel 2004 crescerà a stento, mediamente dell'1,6%, un mercato senza riforme e gravato da nuove imposizioni fiscali, rischia di mandare veramente la Ue in una recessione che potrebbe durare quanto quella giapponese. Occorre scegliere, tra più crescita e meno garanzie sociale, oppure maggiore assistenzilismo, che implica maggiore imposizione fiscale e benessere economico in frenata. Gli elettori di tutta Europa sono chiamati a questa scelta, a partire dalle elezioni europee di giugno.
Sabato 7 feb 04 Il declino del Nuovo Mercato è segnato, sempre più bisca in mano ai trader. Più che la riforma Da qualche giorno splende il sole su Torino, non è solo a causa delle giornata primaverili. Al Lingotto, mentre ancora si gongolava per i dati di vendita in Italia in Gennaio, che hanno visto Fiat ritornare sopra il 30% delle quote di mercato con due modelli ai primi due posti, sono arrivati i dati sulla controllata Cnh, Chase New Holland, che tutto sommato sono positivi.
Infatti vi è il ritorno alla redditività sia nel quarto trimestre e che per l'intero esercizio 2003. L'anno scorso Cnh ha registrato un utile di 30 milioni di dollari, in miglioramento rispetto alla perdita di 63 milioni di dollari del 2002. Nel solo quarto trimestre 2003 la società ha registrato un utile netto di 29 milioni, contro una perdita di 4 milioni dell'analogo periodo 2002. Dati che tuttavia sono al netto dei costi di ristrutturazione.
Oneri straordinari, che sul 4° trimestre pesano per 140 milioni di dollari, contro un rosso di 25 milioni nel corrispondente periodo dello scorso anno. Costi che sull'intero 2003 diventano pari a 187 milioni. Spese necessarie per riportare in utile l'azienda. Una strategia che sembra funzionare, visti i risultati sopra riportati.
Due dati, le vendite e il recupero di Cnh, importanti per Fiat; che confermano che la strada intrapresa da Morchio è quella giusta. L'inversione di trend di Cnh, se confermata anche nel prossimo trimestre, sarebbe importantissima. Primo perchè si chiuderebbe un rubinetto che fin dal momento dell'acquisto portava a continue perdite; secondo, perchè una azienda sulla via del risanamento aumenta il suo valore di mercato. E siccome il business delle macchine agricole non è esattamente core per Fiat, Cnh, potrebbe essere presto ceduta, magari recuperando i soldi spesi per l'acquisto.
Venerdì 6 feb 2004 Tassi. La banca d'Inghilterra, ritocca verso l'alto il costo del denaro; la Bce lo mantiene Ecco lo scenario dei tassi per i prossimi mesi alla luce delle mosse delle due banche centrali La Banca di Inghilterra ha deciso di aumentare il costo del denaro dello 0,25%, portandolo al 4%. Nelle stesse ore in cui la BoE era riunita per prendere tale decisione, a Francoforte la Bce decideva di mantenere invariati i tassi, attualmente al 2%. Dopo meno di due ore cominciavano ad affluire i dati macro dagli Usa. Uno in particolare era rilevante, il calo del costo del lavoro per unità prodotta, che in Usa si è ridotto dell'1,3%. Gli analisti si attendevano una flessione dello 0,4%. Tre dati apparentemente slegati tra loro, ma che se messi insieme aiutano a dare un quadro abbastanza chiaro sullo scenario che attende il mercato dei tassi nei prossimi mesi. Chiaro ma discordante.
Partiamo dalla decisione delle due banche centrali. In inghilterra l'aumento dei tassi, il secondo in due mesi -a novembre ci fu un primo ritocco dello 0,25%- è in parte dovuto all'impennata dell'indebitamento privato, soprattutto nel settore immobiliare. Una crescita dei mutui che rischia di terminare con uno scoppia di una bolla immobiliare. Per bloccare questa "esuberanza irrazionale" dell'immobiliare, la Boe agisce alzando i tassi, esattamente come fece la Fed a fine del 1999 per frenare il boom di borsa. Ma non è solo il mercato degli immobili a preoccupare l'Inghilterra. La crescita dell'inflazione è un'altro rischio che la Boe vuole prevenire. Quasi contemporaneamente, dall'altra parte della Manica J. Claude Trichet, presidente della Bce dichiarava, alla fine della riunione con i membri della banca centrale della Ue, che "l'inflazione nel 2004, può scendere e rimanere sotto la soglia del 2%", che ricordiamo l'obiettivo dichiarato della Bce. Una apertura implicita verso un possibile abbassamento dei tassi dello 0,25%.
A favore della possibile manovra, ipotesi che ogni giorno acquista di forza e credibilità, sono l'euro relativamente forte e l'inflazione che non preoccupa (in Italia a gennaio è scesa ai minimi del 2,3%). Le due cose sono legate, perchè una valuta forte contro il dollaro permette di tenere bassa l'inflazione. Una forza che potrebbe continure per buona parte dell'anno. E qui si inserisce il dato del costo del lavoro Usa in calo, che conferma come l'inflazione in Usa in questo momento non sia preccupante; quindi non è in vista nessun aumento dei tassi di interesse da parte della Fed. Tale stabilità dei tassi si ripercuoterà sul cross delle valute, col dollaro che si manterrà mediamente debole contro l'euro; in termini quantitativi, il rapporto nei prossimi mesi dovrebbe mantenersi nel range 1,20/1,30, un livello più che soddisfacente per la Bce e che potrebbe anche spingere per un ritocco verso il basso dello 0,25% senza che il cross si muova da questo corridoio.
Giovedì 5 feb 2004 Il super euro mette ko l'industria automobilistica europea. Si salva solo la Fiat. Il super euro mette mette ko il mercato automobilistico Europeo, ma non Fiat. In Italia il Lingotto in gennaio ha recuperato l'importante quota di mercato del 30%, un risultato che non raggiungeva da 20 mesi. A trascinare le vendite i modelli della Punto, Nuova Panda e lancia Ypsilon ai primi tre posti. Ma chi festeggia veramente sono le giapponesi che in Italia realizzando incrementi di vendite impressionanti. In gennaio balzano la Mazda, con vendite in crescita del 222,63% e Nissan, in rialzo del 151,96%. Rialzo anche per Toyota del 23,74% e Mitsubishi con un incremento dei modelli del 26,98%. Performance che si spiegano sia con il forte taglio dei prezzi dei modelli, attuato dai giapponesi per imporsi sul mercato Usa, dove è in atto una guerra sui prezzi senza precedenti, ma che ovviamente si riflette anche sui mercati del Vecchio Continente; sia con la forza dell'euro che rende convenienti le merci in yen. Tra l'altro la super valuta unica ha spinto anche le case coreane, con la Kia in crescita del 34%, nonostante il marchio non sia affermato come quello delle rivali giapponesi.
Piangono molte case europee, a partire dalla VolksWagen che segna un flessione del 23%. Il nuovo modello della Golf fa molta più fatica del previsto ad imporsi. Il problema sembra essere quello del prezzo. In un momento difficile per l'economia Ue e per le tasche dei consumatori, 30mila euro per una nuova auto, per bella che sia, sono tanti per il portafoglio di molti risparmiatori. Ecco perchè la casa tedesca per spingere le vendite, regala il costo del climatizzatore. Di fatto un taglio del prezzo di 1.225 euro. Una strategia che il mercato non ha preso bene -spingendo al ribasso il titolo- soprattutto perchè lo considera l'inizio di una guerra dei prezzi anche anche in Europa. Un taglio che potrebbe presto riguardare anche i modelli di Renault e Peugeot che hanno visto, sempre in Italia, calare le vendite in gennaio rispettivamente del 10,29% e del 16,16%.
Appare chiaro che nei prossimi mesi la battaglia per aumentare quote di mercato si giocherà su due vettori: quello dei prezzi, appunto e quello dei modelli, che per le loro caratteristiche avranno comunque la forza di imporsi idipendentemente dal prezzo. Nel primo caso la Fiat è in pole position con la Nuova Panda, la Nuova Punto, la Idea, modelli nuovi, gradevoli e soprattutto con prezzi abbordabilissimi. Nel secondo caso Bmw, Mini e Mercedes sono le case che per ora non hanno sofferto la concorrenza, ma che anzi in gennaio hanno incrementate le vendite rispettivamente del 21% del 52% e del 12%. E' il problema di cui soffre la Nuova Golf, regina incontrastata del mercato fino al 2002 e che adesso non lo è più.
E nella guerra dei prezzi Gm sta affilando le armi. In Europa, attraverso la controllata Opel, sta puntando tutto sull'affermazione della Astra -per altro l'unico modello Opel di un certo successo-, mirando ad aggredire il mercato che sembra abbandonare la Volkswagen in generale ed i golfisti in particolare (anzi sembra proprio che i vertici della casa tedesca abbiano preso la decisione di regalare il condizionatore per arginare l'offensiva della Opel). Per ora Gm sembra avere avuto ragione, almeno in Italia, con una quota di mercato di Opel che in gennaio si è attestata all'8,41% dal 6,84%, un incremento del 29,83%).
Mercoledì 4 feb 2004 Ryanair punita a metà dalla commissione Ue. Ma la sentenza non taglierà le ali al vettore Un colpo al cerchio, uno alla botte e il terzo ai passeggeri fedeli dei volo low cost. Ryanair dovrà rimborsare parte dei contributi pubblici ricevuti per servire anche l'aeroporto regionale belga di Charleroi. A decidere contro il carrier irlandese è stata la Commissione Ue, secondo cui il rimborso per l'aereoporto di Charleroi arriva a circa 4 milioni di euro. I mercati erano preparati al peggio ovvero al rimborso totale. Il compromesso ha così portato una ventata di ottimismo sul mercato non scontento dell'esito comunitario, così Ryanair a metà seduta guadagnava quasi il 9%.
Un compromesso, quello trovato dal commissario Ue ai Trasporti Loyola de Palacio stretta da una parte dalle pressioni dei grandi vettori statali e dall'altra dalla necessità di non affogare il settore low cost con evidenti danni prima di tutto per i cittadini della Ue. Tra l'altro è curioso notare come lo stesso commissario si sia lasciato sfuggire che il rimborso imporrà un rialzo dei prezzi valutato tra 6 e 8 euro per biglietto per Ryanair. Una uscita che forse tradisce il pensiero di accontetare in parte anche le grandi compagnie nazionali. Infatti da che mondo e mondo, è l'imprenditore che decide le strategie della compagnia e teoricamente O'Leary potrebbe decidere di utilizzare anche altri mezzi per rimborsare il debito, magari emettendo un bond.
La sentenza era attesa in modo spasmodico perchè va ad impattare su un'intero settore economico che dal crollo delle Torri Gemelle non se la passa bene. In ballo non ci sono solo i vettori nazionali, ma anche gli aeroporti. Infatti i voli Low-cost per abbassare i costi, prediligono gli scali secondari. Questi, sono ben felici di vedere salire vertiginosamente il traffico passeggeri, tanto da incentivare le compagnie a basso costo ad utilizzare le loro strutture (è esattamente ciò che è stato contestato dal commissario Ue nell'accordo tra la Ryanair e l'aeroporto belga di Charleroi).
Una condanna totale avrebbe incrinato questo tipo di collaborazione, bloccando la concorrenza degli scali minori verso gli Hub maggiori e soprattutto tarpando le ali, è veramente il caso di dirlo, le ali alle compagnie low-cost. Con una inevitabile ricaduta sui passeggeri, che si sarebbero veduti effettivamente vedere rincacare sensibilmente i prezzi dei biglietti da parte delle compagnie.
Tutto sommato una sentenza che non scontenta quasi nessuno. Ryanair troverà il sistema di rimborsare senza troppo impatto sui conti e sui biglietti; le compagnie low-cost potranno continuare a sviluppare il loro business sfruttando gli scali minori che a loro volta potranno contiuare a crescere in termini di passeggeri. La Ue ha battuto un copo e ha salvato la faccia con i grandi vettori. Che tuttavia rimangono con un pugno di mosceh in mano. E con tutti i problemi di concorrenza sul tappeto
|