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ORI D’ARTISTA


LAURA PATERNO

Il gioiello nell’arte italiana 1900-2004
Roma – fino al 27 giugno

Gioielli d’artista: ovvero i tradizionali ornamenti delle donne attraverso occhi creativi e rivoluzionari. Ogni artista che si è confrontato con i materiali preziosi ha conservato nella creazione la sua poetica o il suo stile, o si è interrogato sul significato dell’oggetto e del valore decorativo per porsi in rapporto problematico.
La mostra "Ori d’artista" ripercorre la storia del rapporto tra artisti italiani del Ventesimo secolo e la lunga tradizione di orificeria del nostro Paese, in un campo dove la progettualità dell’artista si incontra con la manualità dell’orafo. Questo contesto creativo è stato in Italia riconosciuto e ufficializzato a partire dagli anni ’60, mentre già nel 1942, all’inaugurazione di "Art of this century" Peggy Guggenheim dava prova di imparzialità tra Surrealismo e Astrattismo indossando un orecchino di Tanguy e uno di Calder.
L’esposizione propone un percorso cronologico del gioiello italiano. All’inizio del Novecento è in Europa il fulcro creativo: nomi come Lalique e Tiffany rinnovano il concetto stesso di gioiello. In Italia troviamo Duilio Cambellotti, Francesco Randone, Ferruccio Ferrazzi, artisti sperimentali anche nel riproporre tecniche arcaiche, interessati al passato dell’Italia etrusca e preromana. Nel secondo dopoguerra la rinascita culturale nell’Italia sconvolta dalla guerra avviene anche grazie al lavoro di collezionisti e galleristi, come a Roma Irene Brin e Gaspero del Corso con l’"Obelisco" e la gioielleria di Mario Masenza, ricordata dagli artisti che la frequantavano alla stregua di una galleria.

Masenza produce i gioielli di Mirko Basaldella e dei migliori artsiti della Scuola Romana, come Afro, Leoncillo, Giuseppe Capogrossi e Renato Guttuso. La caratteristica dell’orificeria di Masenza è quella di utilizzare un oro pallido detto appunto "oro Masenza".
Nel 1970 i fratelli Fumanti, fornitori di pietre preziosi a Masenza e con giri d’affari in tutta Europa, presentano la mostra "Gioielli di artisti contemporanei" dove si evince una nuova concezione del gioiello, legato alla svolta concettuale dell’arte italiana degli anni ’60: si abbandonano le pietre preziose se non come soluzione a problemi di percezione ottica e vengono indagate nuove funzioni e possibilità dell’oggetto-gioiello.
Negli anni seguente la ricerca artistica si sposta a Milano, con il progetto di Giancarlo Montebello e della moglie Teresa Pomodoro. L’idea rivoluzionaria di Montebello è di far progettare ad artisti gioielli da far produrre in piccola serie, e vendere a prezzi contenuti attraverso il circuito delle gallerie d’arte. Lucio Fontana, i fratelli Pomodoro.Piero Dorazio, ma anche Man Ray, Niki de Saint Phalle, Meret Oppenheim sono coinvolti nel progetto. I gioielli sono al limite della portabilità, ma carichi d’inventiva e di suggestioni. Montebello finirà la sua produzione nel 1978, in seguito a una rapina a mano armata nel corso di una mostra. In mostra anche i gioielli effimeri di Stefano Arienti, come la collana di carta che ricorda i boa di struzzo degli anni Trenta.


ORI D’ARTISTA
Il gioiello nell’arte italiana 1900-2004
Roma, Museo del Corso – Via del Corso 320
30 marzo – 27 giugno 2004

www.museodelcorso.it