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LA DOMUS AUREA VISITABILE


LUIGI BERNARDI

La Domus Aurea attualmente esplorata presenta un percorso attrezzato ed aperto al pubblico che è lungo 220 metri e attraversa 32 sale. Si può ammirare il Ninfeo con gli affreschi raffiguranti Ulisse e Polifemo, la Sala della Volta Dorata, la Sala di Achille e Sciro, il complesso della Sala Ottagonale, la Sala di Ettore ed Andromaca.

"Finalmente vado ad abitare in una casa degna di un uomo." Così dichiarò soddisfatto Nerone per l'inaugurazione della Domus Aurea. Lo riferisce Svetonio, aggiungendo una vivida descrizione della sontuosa reggia. Tutto era coperto d'oro, adorno di gemme e conchiglie. Le sale da pranzo avevano soffitti con lastre d'avorio mobili e forate, così da lasciar cadere fiori e profumi. La principale, di forma circolare, ruotava continuamente, giorno e notte. L'imperatore si era fatto costruire questo palazzo delle meraviglie dagli architetti Severo e Celere dopo il disastroso incendio che aveva devastato Roma nel 64 d.C., lasciando un desolato panorama di rovine che ben si prestava alle trasformazioni volute dal megalomane tiranno. E anche se le fantastiche decorazioni di cui parla lo storico sono in buona parte scomparse, tuttavia la grandiosità degli ambienti e quanto rimane degli affreschi hanno vivamente colpito l'immaginazione dei visitatori che per tutta l'estate hanno potuto accedere, in numero contingentato per motivi di sicurezza, a questo straordinario complesso architettonico celato sotto i giardini del Colle 0ppio, riaperto al pubblico il 25 giugno, dopo l'inaugurazione a cui era intervenuta Giovanna Melandri, ministro per i Beni e le Attività Culturali. La Domus Aurea attualmente esplorata presenta una lunghezza di circa 300 metri ed una larghezza variabile tra i 50 ed i 100 metri. Il percorso attrezzato ed aperto al pubblico è lungo 220 metri e attraversa 32 sale. Si può ammirare il Ninfeo con gli affreschi raffiguranti Ulisse e Polifemo, la Sala della Volta Dorata, la Sala di Achille e Sciro, il complesso della Sala Ottagonale, la Sala di Ettore ed Andromaca. Ma i lavori in questo eccezionale cantiere, diretti dall'architetto Antonello Vodret, con la sovrintendente Irene Jacopi, coadiuvata da Ida Sciortino ed Elisabetta Segala, sono destinati a durare per anni. Altri affreschi, ora celati da strati calcarei o da sali depositati da acque piovane filtrate attraverso lo strato di terreno, spesso mediamente tre metri al di sotto dei sovrastanti giardini, potranno riemergere grazie all'opera di ripulitura e consolidamento condotta da Elio Paparatti e dai suoi collaboratori. La decorazione pittorica, con motivi di figure fantastiche, umane e di animali, sembra dovuta ad un certo Fabullus, o Famulus. Molti pittori rinascimentali, calatisi in questi sotterranei dopo la loro casuale riscoperta alla fine del Quattrocento, ne trassero ispirazione per l'abbellimento di pareti e soffitti di ville e palazzi, dando origine allo stile chiamato "grottesco". E non è da escludere che altri ambienti vengano riscoperti nelle viscere del Colle Oppio, da aggiungere alle oltre 150 sale oggi conosciute. Ma parliamo di Nerone, personaqgio esecrato ma sotto qualche aspetto "oggetto di culto". Nasce ad Anzio nel 37 d.C., figlio di Gneo Domizio Enobarbo e di Agrippina Minore, pronipote di Augusto. Nel 49 Agrippina sposa in seconde nozze l'imperatore Claudio e briga perché il nuovo marito nomini Nerone suo successore, preferendolo al proprio figlio Britannico, che a 14 anni muore, probabilmente avvelenato. Nel 54 muore anche Claudio, forse pure lui avvelenato e Nerone, all'età di 17 anni, diventa imperatore. A corte si contendono potere ed influenza su di lui la madre Agrippina e più saggi consiglieri come il filosofo Lucio Anneo Seneca. Sembrano anni di buongoverno, anche se il giovane imperatore si comporta, "mutatis mutandis", come i ragazzi di tutte le epoche, pure di oggi. Travestito per non esser riconosciuto, la notte si aggira per le "tabernae" provocando risse, ama le corse spericolate con bighe e quadrighe si esibisce come cantautore. Agrippina viene fatta uccidere a Baia nel 59. Nerone, invaghito della liberta Atte e poi di Poppea Sabina; spedisce in esilio a Ventotene, isola allora chiamata Pandataria, la moglie Ottavia eliminata poco dopo.

Tra il 54 ed il 58 Nerone fa costruire la Domus Transitoria, con funzione di collegamento tra i possedimenti imperiali sul Palatino (Domus Tiberiana e così via) e quelli sull'Esquilino, gli Horti di Mecenate. Nella valle intermedia sorgono anche strutture ed edifici privati, nonché un laghetto. L'incendio del 64 spazza via tutto. Nerone ne approfitta per realizzare il suo fastoso complesso residenziale, con padiglioni, portici, giardini, una colossale statua bronzea prospiciente il laghetto, raffigurante se stesso quale dio Sole, che poi darà il nome di Colosseo all'anfiteatro costruito dagli imperatori flavi tra il 72 e l'80, nell'Alto Medioevo, prima di esser demolita.

Nerone inizia poi il vero e proprio palazzo imperiale, che abbellisce con statue, pitture, decorazioni auree e così via. Nel frattempo si libera anche di Poppea incinta, uccisa con un calcio nel ventre, nonché di Seneca ed altri ritenuti cospiratori in una congiura per rovesciarlo. Siamo nel 65. Si sospetta che l'incendio sia stato voluto da Nerone, probabilmente a torto. Comunque la colpa viene addossata ai primi cristiani, che vengono giustiziati; tra loro l'apostolo Pietro e San Paolo. Nerone piace al popolo; promuove spettacoli ed intrattenimenti, riduce le imposte indirette sui beni di consumo, favorendo quindi i ceti più bassi, e introduce imposte sui beni patrimoniali, inimicandosi così la classe dirigente.

Nel 66 l'imperatore parte per la Grecia per una lunga tournée come cantautore ed auriga. Torna a Roma dopo un anno e mezzo, nel 68. Ma i governatori delle provincie sono in rivolta, il senato lo dichiara nemico pubblico. Nerone, braccato, si rifugia in una villa suburbana e si uccide, con l'aiuto del segretario Epafrodito, pronunciando la celebre frase: "Qualis artifex pereo!" La Domus Aurea viene saccheggiata e spogliata, forse in parte riutilizzata da Tito, imperatore dal 79 all'81; nel 104 viene devastata da un incendio. Traiano (98 -117) ne approfitta per utilizzare il complesso, modificato e rafforzato con altri muri, quale sotterraneo delle sue Terme. Così della Domus Aurea si perde la memoria.